Genova 18 ottobre 2014. Manifestazione indetta dai cittadini e dai volontari “Io non rischio, lotto!”

 

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Ci risiamo. Una nuova alluvione ha colpito, a distanza di quasi tre anni da quella del 4 novembre del 2011, la città di Genova e i suoi abitanti. I danni alle persone sono stati sono stati contenuti: nell’orrenda messa a contabilità delle morti c’è stata una sola vittima. Ma la città ne esce ferita: molti hanno perso la casa o subito danni e sul piano economico il settore più colpito è quello del commercio al dettaglio, in termini classici, la piccola borghesia.

In città permane il disagio: ancora il 16 ottobre la viabilità era difettosa. La metropolitana, che ha subito ingenti danni, rimarrà chiusa nei prossimi sei mesi e il parco macchine dell’AMT, che già soffriva per una manutenzione data in appalto e decisamente insufficiente, ne esce ulteriormente indebolito, il traffico era particolarmente caotico e permanevano avvallamenti ancora allagati in pieno centro cittadino.

Dunque dall’ultima alluvione non è stata adottata alcuna politica ecologica né tantomeno si sono realizzati fatti a tutela di un assetto idrogeologico sempre più precario: infatti già a partire dagli anni ’90 del secolo scorso Genova e tutta la LIguria hanno subito sempre più spesso e con cadenze ormai quasi annuali alluvioni più o meno devastanti. Oltre al surriscaldamento del clima e alla tropicalizzazione crescente, ad aggravare la situazione e a fare della Liguria e del Genovesato terre alluvionali, ha fortemente contribuito la gestione pubblica di fiumi e torrenti: la copertura e la deviazione del Bisagno nel 1929 e l’intervento sconsiderato su tutti i numerosi rii di Genova hanno sicuramente aggravato il problema.

Fa specie che molti tra i responsabili del disastro abbiano percepito cospicui premi di produzione, dell’ordine dei 10.000 euro, su base contrattuale. Dispiace però che questi tecnici, tra i quali figura anche la signora Paitta, in pole position alle primarie liguri del PD, non abbiano fatto assolutamente nulla per prevenire gli effetti più catastrofici dell’alluvione.

Ci sembra anche secondario stabilire, su un piano tecnico e formale la responsabilità di Doria o di Burlando. Il secondo è tuttavia responsabile anche su un piano formale, date le competenze istituzionali della regione. Ci permettiamo anche di ricordare che qualche mese prima della penultima alluvione il “governatore” della Liguria aveva varato una legge regionale che spostava l’edificabilità da 30 a 10 metri dall’alveo dei corsi d’acqua. Pochi mesi dopo la tragedia del Ferregiano. Le responsabilità del sindaco Doria sono invece decisamente politiche: paga lo scotto dell’alleanza (per giunta subalterna) con un PD che ovunque, ma in Liguria in modo particolare, è il partito della cementificazione, delle banche delle grandi opere inutili e devastanti per il territorio, ma alquanto appetitose sul piano speculativo.

Ci sembra abbastanza naturale che le cittadine e i cittadini colpiti dall’alluvione abbiano espresso tutta la loro indignazione e la loro rabbia nei confronti di un’amministrazione che è venuta meno a un compito fondamentale di qualsiasi istituzione politica e cioè la tutela degli spazi abitati. Certo è una protesta che, per la sua natura sociale composita e in parte contraddittoria, può andare da qualsiasi parte. Ma se si riuscirà a dare a queste proteste uno sbocco in una prospettiva alternativa e antagonista rispetto al sistema di potere cittadino e regionale imperniato sul Partito Democratico vorrà dire che saremo riusciti a costruire un’altra barricata di resistenza un’altra lotta. E appunto “Io non rischio lotto” è il contenitore sintetico della manifestazione di sabato 18 ottobre, combattiva e unitaria e animata dalle lavoratrici e dalle studentesse dagli studenti e dai lavoratori e da tutt* le\i nostr* ragazz* che hanno indossato gli stivali e impugnato le pale per contrastare, con determinazione e con rabbia, la latitanza delle istituzioni.

Oggi a Genova sono scese in piazza in modo pacifico, ma radicale e determinato, circa un migliaio di persone: una cifra significativa per la città e paragonabile, secondo alcuni compagni della sinistra della Cgil, a quanto riesce a portare in piazza il maggior sindacato italiano.

Questa città, operaia e popolare, studentesca, giovane, radicale e anticapitalista oggi ha segnato un punto: durante il lungo percorso del corteo non ci sono state saracinesche abbassate, ma persone che guardavano con curiosità e accettavano di buon grado i volantini. Non era affatto scontato.

Sinistra Anticapitalista è solidale con le persone colpite dall’alluvione e con i giovani volontari che hanno spalato via il fango e portato solidarietà, nell’assenza o nel colpevole ritardo delle istituzioni;

denuncia il decreto “Sblocca Italia” del Governo Renzi come un’ulteriore forma di devastazione ambientale e di privatizzazione del suolo pubblico;

appoggia la protesta delle e dei genovesi contro una casta politica che sempre più si dimostra al servizio degli interessi del capitale industriale e finanziario e indifferente se non decisamente ostile a quelli di chi sta in basso.

 

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