Marco Doria rivendica lo sgombero del Buridda

marco doria-3Le bugie della giunta Doria hanno davvero le gambe cortissime. Infatti a poco più di ventiquattro ore dallo sgombero del Buridda il sindaco di Genova rilascia una lunghissima intervista a un’emittente televisiva locale, Primocanale, che la replica in fasce orarie di buona audience.
Doria parla di un po’ di tutto: si indigna per la corruzione nella principale banca di Genova, la Carige, si vanta di non aver mai rubato, parla delle difficoltà di bilancio dell’amministrazione, allude alle imminenti privatizzazioni, si destreggia tra una serie di banalità e di luoghi comuni e naturalmente parla (senza neppure vergognarsi troppo) anche dello sgombero del Buridda. Se la sua non è una sorta di rivendicazione delle operazioni di repressione poliziesca ai danni del “laboratorio sociale”, ci si avvicina molto. Infatti Doria snocciola senza imbarazzo tutto l’armamentario propagandistico che la destra aveva vomitato sin da quando, nel 2003, era nato il Buridda: il rumore, il disturbo, il decoro borghese del quartiere violato. E poi naturalmente la necessità di far cassa.
Ma non è che vendendo l’edificio di via Bertani si possa ripianare il bilancio presente e futuro del Comune. Sorge il dubbio che la necessità di far cassa sia più che altro un pretesto. Dopo la vittoria elettorale di Renzi, esponenti del PD genovese hanno chiesto a gran voce un paio di assessorati in più e un controllo più forte sulla politica comunale, per rilanciare a velocità renziana la politica di grandi opere, di privatizzazioni e di favori alla borghesia. L’attacco al Buridda, promosso da Doria e Fiorini con la cortese collaborazione della Questura, potrebbe essere semplicemente una mossa strategica per creare un casus belli e spostare ancora più a destra la politica della cosiddetta giunta di sinistra.
Infatti, a rendere ancora più chiara la sua posizione politica, il sindaco nella sua intervista pochi minuti dopo le calunnie al Buridda invitava la minoranza consiliare (berlusconiani, ex-berlusconiani, leghisti) a un confronto costruttivo con la giunta.
Per molto tempo il Buridda ha avuto una sponda politica soprattutto in SEL. Ma questa relazione potrebbe andare in crisi. Infatti durante la campagna per le Europee Nichi Vendola, venuto a Genova per sostenere i candidati di SEL nella Lista Tsipras, esprimeva il suo appoggio completo a Marco Doria solidarizzando con un uomo politico gravato come lui in Puglia del peso del governo.
Improbabile quindi che SEL si stacchi dalla giunta, quando la sua direzione è sempre più attratta nell’orbita del Governo Renzi; meno improbabile, anche se ancora nella testa di Giove, che Doria rompa con una “sinistra” pur moderatissima per aprire, come avviene su scala nazionale, alle destre.
Le sirene di Renzi tentano la defunta area arancione e il sindaco di Genova è molto tentato: c’è stata la marea elettorale renziana. Il PD del “sindaco d’Italia” è l’esecutore zelante delle politiche della Troika, reca in sé l’ideologia della governabilità neoliberista. Questo progetto reazionario comporta la compressione degli spazi di azione sociale e politica e non sopporta che si diffonda alcuna prospettiva di alternativa.
Il sindaco Doria si è da tempo adeguato. È ormai un ostaggio consenziente del PD.
Un paio d’anni fa, nell’imminenza delle elezioni comunali, tutta la sinistra radicale e sociale (da Rifondazione alla Comunità di S. Benedetto ai centri sociali) faceva a gara nel sostenere Doria, scambiandolo per un candidato di sinistra. Noi, che non abbiamo mai creduto a questa panzana, proponevamo invece la presentazione di una lista anticapitalista, contrapposta al centrosinistra e al suo candidato Doria. A quanto pare avevamo visto giusto. Ci auguriamo che coloro che avevano creduto alla possibilità di un’alleanza col PD comprendano la lezione e non ripetano l’errore nel futuro.
Intanto, nel presente, si tratta di costruire una forte opposizione sociale e politica a questa giunta.
La manifestazione, partecipatissima (1500 manifestanti secondo il Tg regionale ligure di Rai 3), che è sfilata oggi (sabato 7 giugno) nel centro di Genova, si è conclusa con l’occupazione della “Garaventa”, una scuola dismessa nel centro storico della città.
Non solo il Laboratorio Sociale Occupato Autogestito La Buridda ha giustamente riaffermato il suo diritto ad esistere, ma si pongono i presupposti per la costruzione di un’opposizione politica e sociale alla giunta genovese di “sinistra” che applica diligentemente le direttive del Governo – Renzi e della Troika.
Coloro che si erano illusi hanno riaperto gli occhi e, come ha scritto qualcuno sulla rete, se don Gallo fosse ancora tra noi prenderebbe Marco Doria a calci nel sedere.

Bruno Demartinis e Sergio Morra,
del coordinamento di Sinistra Anticapitalista – Genova

 

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